IL VELENO DI MELINDA FINALMENTE NEI POLMONI BELLUNESI…

Meleti a Calliol e Tussui. La protesta ridecolla

dal Gazzettino, Cesiomaggiore


Meleti tra Tussui e Calliol: le proteste ora si fanno insistenti. Sono,
infatti, iniziati i trattamenti alle piante che da alcune settimane
occupano numerosi ettari tra le frazioni di Calliol e Tussui a
Cesiomaggiore. Qualcuno dei residenti si lamenta anche del forte odore
che durante l’uso dei macchinari per il trattamento si sparge nei
dintorni. E c’è chi, infine, sorride di fronte all’ipotetico indotto
che tale coltivazione avrebbe portato a Cesiomaggiore. Chi lavora,
infatti, presso l’impianto per buona parte è di origine straniera, e
anche le mele prodotte probabilmente non saranno rivendute in quel di
Cesiomaggiore. E, quindi, quali sarebbero i benefici tanto citati mesi
fa durante la sistemazione del terreno per la coltivazione dei meleti,
intervento che ha praticamente distrutto parte del paesaggio collinare
che contraddistingueva Calliol?
È passato ormai un anno da quando,
saputo dell’arrivo di produttori dal Trentino per la coltivazione
intensiva di mele, i cittadini e i coltivatori di Cesiomaggiore si sono
mossi per arginare la situazione. Prima con una raccolta firme, poi con
una serie di convegni, poi con la partecipazione ad un gruppo di lavoro
promosso dal Comune di Cesiomaggiore che avrebbe dovuto stendere un
documento che ponesse un veto alle future coltivazioni di questo tipo
nel territorio cesiolino. È bastato? Poco o niente. C’è già chi è
pronto a scommettere che anche il terreno su cui sorgerà a breve, dice
l’amministrazione comunale, un vigneto, sia in realtà uno specchietto
per le allodole, e che altri meleti siano in arrivo. D’altronde, è
diventato quasi un paradosso ormai parlare di agricoltura in un comune
che in realtà da due anni non ha nemmeno l’assessorato che se ne occupa.

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