[ analisi ] 26 Gennaio, 2010 19:36

Pubblichiamo un estratto da "La città totalitaria, ed. nautilus, perchè riteniano interessante l'analisi sul mondo in cui viviamo e le indicazioni per combatterlo e cambiarlo, unite alla critica di quei percorsi che anzichè toccare i tasti cruciali, le contraddizioni più pesanti e nocive (come la delega, la rappresentanza, la mancanza di autonomia delle persone), cercano di migliorarne l'aspetto, rendendolo più accettabile, istituzionalizzando un dialogo con i responsabili della distruzione. Senza intaccarne la sostanza. Speriamo che questo testo possa servire ad affinare gli strumenti per lotte realmente efficaci.

Buona lettura. 

URBANIZZAZIONE E DIFESA DEL TERRITORIO

Critica a un certo ecologismo

di Miguel Amoròs

 

«Dite quel che volete – chiamatelo sciocco, puerile, qualunque cosa; ma non vi dà il vomito il modo in cui stanno conciando

l’Inghilterra con le loro vasche per uccelli e i nanetti di gesso colorati e le fate e le lattine arrugginite, là dove prima c’erano degli

splendidi boschi di faggi? [...] E volere una boccata d’aria!

Non ce n’è, di aria.»

George Orwell, Una boccata d’aria

 

Qualsiasi società, nella misura in cui si fonda su un habitat, consiste in un’appropriazione del territorio. Quest’ultimo, nel corso degli anni, viene lentamente modificato dall’attività umana e, a sua volta, per le sue peculiarità geografiche, determina tale attività. Non occorre sottolineare il ruolo svolto dai luoghi nella formazione delle società per affermare che la Storia e la Geografia – o la Società e la Natura – si sono condizionate a vicenda. La rivoluzione industriale ha profondamente mutato questa reciprocità, liberando la società dai condizionamenti territoriali, ma a un prezzo molto alto. Da un lato, la gestione del territorio, grazie all’urbanesimo, si è trasformata in uno strumento di accumulazione di capitale; dall’altro, la presa di possesso del territorio da parte del capitale, cioè la sua trasformazione in merce, ne ha provocato la distruzione. Basta pensare, per esempio, allo stato deplorevole delle zone industriali o minerarie dismesse. Sotto il dominio del capitale, la liberazione della società dalle costrizioni imposte dalla natura è stata terroristica. Il processo tuttavia non si è svolto simultaneamente in tutte le direzioni. Nei primi tempi, lo spazio del capitale era fondamentalmente il territorio urbano. Le persone che vivevano in campagna effettuavano solo occasionalmente scambi in denaro, e restavano in gran parte fuori dalle leggi dell’economia. Nell’arco di un periodo relativamente breve della storia la situazione è però mutata, al punto che oggigiorno tutto il territorio subisce gli effetti della mondializzazione dell’economia e, di conseguenza, tutto il territorio è realmente o potenzialmente urbano. L’Europa si è trasformata in un reticolo di macchie metropolitane in espansione, che tendono a formare una megalopoli continentale diffusa. In queste condizioni, l’appropriazione sociale del territorio è inseparabile dalla sua degradazione e dalla sua distruzione. (Continua)

[ amianto ex area bardin (bl) ] 23 Gennaio, 2010 00:37

VEDI POST CORRELATI

NON SI PUO' NASCONDERE L'AMIANTO SOTTO IL TAPPETO PER SEMPRE

L'AREA BARDIN SARA' BONIFICATA, IL PROPRIETARIO E' INQUISITO,  UN NUOVO/VECCHIO CENTRO DIREZIONALE-ABITATIVO-COMMERCIALE-OBSOLETO VERRA' EDIFICATO, AMMINISTRAZIONI COMUNALI, PROVINCIALI, I PREFETTI, I QUESTORI E I LORO SGHERRI SI SONO TAPPATI OCCHI BOCCA E NASO IN TUTTI QUESTI ANNI. E LO FARANNO ANCORA. I GIORNALI DOMANI PARLERANNO DI ALTRO.

LE DECINE E DECINE DI PERSONE CHE IN QUESTI ANNI HANNO SOLEVATO IL PROBLEMA IN MANIERA DIRETTA E NON MEDIATA (MAX RESPECT!) CONTINUANO A PAGARNE LE CONSEGUENZE: INSOMMA NULLA CAMBIA...

CAMBIAMO IL NULLA!

ecco l'articolo apparso sul coralpi

L ex area Bardin è in fase di bonifica dall amianto Poi partirà il recupero

  BELLUNO. Il recupero dell’ex area Bardin innesca un progetto di riqualificazione di ampio livello. C’è un futuro prossimo per gli spazi di via Lungardo, dove oggi il panorama è decadente e perfino pericoloso. L’amianto contenuto nel vecchio capannone è in via di rimozione e questo è il fatto più importante, visto che la zona è piuttosto popolata. Nei confronti della proprietà, che attualmente è nelle mani di un imprenditore di Sacile, sono state fatte anche delle denunce penali.  Dopo le denunce e i rilievi dell’Usl e dello Spisal, i nuovi proprietari hanno deciso di accollarsi la bonifica, che è iniziata già da tempo ed è dunque a buon punto. Ancora il lavoro non è completamente finito, ma nel giro di pochi mesi tutta la struttura del vecchio edificio Bardin sarà ripulita dal pericoloso materiale.  A “scoprire” l’esistenza dell’amianto, già nota in realtà al Comune, erano stati i ragazzi dei centri sociali, i Black Panther’s, quando nel maggio del 2006 occuparono l’area della rotonda di fronte a Bardin, proprio per denunciare la presenza di amianto e chiederne la rimozione in sicurezza, al fine di evitare conseguenze sulla salute dei residenti dell’Anta e di Borgo Prà.  Du anni prima i ragazzi avevano occupato l’ex Bardin per sollecitare l’amministrazione comunale a riqualificare quella superficie abbandonata e degradata e a rimetterla a disposizione della gente del posto. Poche ore dopo il loro ingresso nel capannone, qualcuno li aveva avvisati del pericolo veleno e i giovani se ne erano andati in fretta e furia, salvo poi tornare con una protesta ancora più rumorosa.  Per quella manifestazione i Black Panther’s furono condannati a pagare una multa circa un anno dopo. (Continua)
[ no tav ] 22 Gennaio, 2010 00:32
 
LA VALSUSA RESISTE!
Il tentativo di imporre la linea ad alta velocità/alta capacità Torino-Lione
si scontra da quasi vent’anni con la tenace opposizione della popolazione
valsusina. In questi giorni il bluff dei carotaggi (il cui unico scopo è
quello di attivare la propaganda mediatica sul presunto inizio dei lavori e
sul preteso consenso dei valligiani) ha fatto capire ai promotori di
quest’opera inutile e devastante che passare in Valsusa sarà... dura.
Migliaia di persone stanno partecipando giorno e notte ai presìdi sorti per
impedire i sondaggi. Manifestazioni, blocchi di strade, autostrada e
ferrovia dimostrano la forza di una valle in lotta.
Esprimere tutta la nostra solidarietà ai valsusini e sottolineare le ragioni
universali della loro battaglia è doveroso.
Tanto più in Trentino, dove il partito degli affari vorrebbe imporci
un’opera se possibile ancora peggiore: il TAV/TAC Verona-Monaco.
La lotta delle donne e degli uomini della Valsusa ha molto da insegnarci su
come difendere la nostra terra, la nostra acqua, la nostra salute, la nostra
dignità.
PRESIDIO IN SOLIDARIETA’ CON LA VALSUSA
CONTRO IL TAV VERONA-MONACO
LUNEDI’ 25 GENNAIO, DALLE ORE 17,00
PIAZZA LORETO, ROVERETO
(interventi, collegamenti in diretta con la Valsusa, video)
spazio aperto NO Inceneritore NO TAV
*notavtn.blogspot.com*
[ no tav ] 19 Gennaio, 2010 01:02

Siamo appena tornati dalla Valsusa, dove i primi tentativi di realizzare i carotaggi funzionali al TAV Torino-Lione stanno incontrando una chiara resistenza.
Sabato 9 gennaio, al termine di una camminata a cui hanno partecipato diverse centinaia di persone, è nato un nuovo presidio popolare NO TAV vicino all’autoporto di Susa, uno dei luoghi scelti per le trivelle.
Nonostante la temperatura sotto lo zero, fuochi, gazebo, una casetta in lamiera e, soprattutto, il calore della solidarietà permettono alla gente di resistere al freddo e ai sondaggi del TAV.
Lunedì le trivelle hanno cominciato a lavorare, protette da ampi schieramenti di forze dell’ordine, in tre punti tra la città e la cintura torinese. A Torino e a Orbassano i siti scelti erano già proprietà private recintate. A Collegno, invece, è nato un altro presidio permanente NO TAV di fronte alla stazione dei treni.
Questi nuovi presìdi si aggiungono ai tre attivi dal giugno del 2005 (Venaus, Bruzolo e Borgone).
A Susa, lunedì sera, tecnici e dirigenti della polizia politica hanno semplicemente preso atto che l’area dei sondaggi era già occupata da centinaia di NO TAV, i quali hanno anche dato vita a una prima manifestazione davanti al Comune di Susa.
Che a protestare siano rimasti solo quattro gatti – come pateticamente si sforzano di ripetere televisioni e giornali – è una grossa balla.
I carotaggi (puro bluff propagandistico) sono cominciati a Torino. In Val Susa non hanno ancora piantato nemmeno un chiodo (e si parla di vent’anni di lavori!).
Al presidio di Susa, di notte come di giorno, abbiamo respirato la stessa aria del 2005: solidarietà, convivialità, tenacia, ferma volontà di difendere il proprio territorio da un’opera inutile e devastante. Il presidio si sta allargando. Sulla casetta di lamiera sventola anche la bandiera NO TAV/ KEIN BBT!
Per avere notizie aggiornate, è possibile contattare i numeri del presidio di Collegno e di quello di Susa:
3386594361 (presidio di Collegno)
3463939507 (presidio di Susa).
Stiamo organizzando per la prossima settimana un presidio a Rovereto in solidarietà con la Val Susa che resiste e contro il TAV del Brennero. È importante che la solidarietà si estenda a tutto il paese. In Val Susa si gioca una partita importantissima per tutti.
Contro la violenza del profitto, Alpi libere e unite!

spazio aperto NO Inceneritore NO TAV

 

[ pesticidi in val di non ] 14 Gennaio, 2010 20:04

 

articolo da l'adige 14/01

VALLE DI NON - Il Comitato per il diritto alla salute in Valle di Non con una propria indagine, commissionata ad uno dei migliori laboratori accreditati italiani, non trentino, mette fortemente in dubbio la valenza delle indagini volute dall'Azienda sanitaria provinciale sul livello di esposizione ai prodotti fitosanitari dei cittadini nonesi che vivono in zone ad alta densità «melicola» (i cui dati sono stati solo in parte anticipati).L'indagine pubblica a detta del Comitato era limitata nei contenuti e portata avanti in modo scarsamente appropriato. «Dai nostri risultati emerge che la quantità dell'unico metabolita ricercato nelle urine della gente è molto superiore alle concentrazioni trovate dall'Azienda sanitaria: 4 volte di più nella media ma soprattutto 6 volte di più nei bambini di cui la loro indagine non si è preoccupata. Inoltre noi abbiamo fatto ricercare ulteriori metaboliti che sono stati ritrovati in quantità preoccupanti nelle urine delle persone testate». Il Comitato noneso (30 soci attivi ma un migliaio di persone che hanno sottoscritto una petizione da questo proposta per maggiori controlli nel rapporto tra agricoltura intensiva e popolazione residente) a fine 2008 era stato informato dal Comprensorio dell'intenzione dell'Azienda sanitaria di attivare un monitoraggio sui livelli di esposizione ai prodotti fitosanitari di un gruppo di persone residenti in Valle di Non. Al Comitato erano state in seguito comunicate le modalità dell'indagine. «Riscontrammo - ci dicono i rappresentanti del gruppo - grosse lacune e limitazioni nel progetto e constatammo che i nostri suggerimenti non erano stati accolti». Il gruppo decise allora di far eseguire a sua volta delle analisi biologiche, sulla gente quindi, che seguivano quelle ambientali commissionate anche allora a proprie spese per definire la presenza di tracce di pesticidi nelle case, giardini pubblici e privati. «Quel primo nostro check up aveva dimostrato la presenza diffusa, persistente e profonda di numerosi principi attivi, tra cui alcuni fuorilegge (ddt, endosuflan, diclofuanide, bromopropilato, carbaril, diazinone, malathion).  (Continua)

[ acquamerce ] 13 Gennaio, 2010 00:31

ECCO LA SITUAZIONE DELLO SFRUTTAMENTO DEL PIAVE (CLICCA SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE)

Stanno arrivando al momento decisivo i progetti di sfruttamento elettrico in cambio di soldi dei torrente Caorame e in Valle del Mis. Due casi esemplari di un trend mostruoso che riguarda tutta la provincia di Belluno e le Alpi intere. Fra breve tubi di derivazione, canali artificiali, dighe e dighette, strade e strutture di servizio, captazioni varie, camion e ruspe devasteranno questi ambienti per portare qualche decina di migliaia di euro ai burocrati di turno. Che siano privati o pubblici (...) poco importa, la medaglia ha due facce e il danno è lo stesso.

Riusciremo a difendere dai nuovi rapinatori le ultime sorgenti, impedendone il saccheggio?

per una rassegna stampa clicca qui

[ guerra dolomitica ] 26 Dicembre, 2009 00:36

nei giornali, i giorni dopo, verrà fuori che si trattava di un volo militare...

Bang supersonico, tutti fuori

  TRICHIANA. L’inaspettato «bang» di un aereo che ha rotto la barriera del suono ha provocato momenti di preoccupazione ieri mattina in varie zone della Valbelluna. La mobilitazione maggiore si è verificata a Sant’Antonio Tortal, dove il violento boato è stato scambiato per un terremoto, facendo scattare l’evacuazione precauzionale della scuola elementare.  Sono stati complessivamente una cinquantina, tutti quelli presenti attorno alle 8,20 di ieri mattina, i piccoli alunni fatti evacuare ordinatamente dall’edificio scolastico nel timore che si trattasse di un terremoto. Per i piccoli, comunque, non ci sono state conseguenze e, poco dopo hanno ripreso normalmente l’attività, una volta capito che si trattava del passaggio di un aereo supersonico.  Non solo a Sant’Antonio Tortal, comunque, il boato è stato udito distintamente: ai vigili del fuoco di Belluno sono arrivavate alcune segnalazioni del botto, provenienti da varie località della Valbelluna.  «Alla fine per i bambini si è trattato di una bella esercitazione, di una prova del piano di emergenza che si è dimostrato comunque funzionale - tira un sospiro il sindaco di Trichiana, Giorgio Cavallet - anche se non c’era niente di grave in atto».  Cavallet è tra quelli che il boato non l’hanno sentito direttamente ma nel corso della giornata, spiega, ha potuto raccogliere varie testimonianze sull’episodio avvenuto nella mattinata, anche a Sant’Antonio Tortal, «e il passaggio di quell’aereo ha effettivamente provocato preoccupazione». (s.d.b.)

 

PER AGGIORNAMENTI SULLE OPERAZIONI DI MORTE IN ZONA CLICCAQUì

[ cementificio di pederobba (tv) ] 17 Dicembre, 2009 23:51

riceviamo e pubblichiamo

Pederobba 11 dicembre 2009

ORA NELL’ARIA DI PEDEROBBA e ONIGO ANCHE GLI IPA: sono altamente TOSSICI e CANCEROGENI

Arianova chiede al Sindaco e Arpav di individuare ed eliminare le cause.

Sulla Tribuna il Sindaco risponde… ma parlando d’altro.

8 dicembre 2009 - Comunicato stampa di Arianova

ARIANOVA chiede perché Amministrazione e Arpav restano in silenzio

Dopo i metalli pesanti e le diossine nei terreni trovati dall’Arpav quasi un anno fa, ora l’Arpav dichiara anche che a Pederobba e Onigo ci sono livelli di Idrocarburi Policiclici Aromatici ben sopra i limiti di Legge.
Il dato è nello Studio dell’Arpav realizzato nel quadro della campagna di analisi dell’impatto ambientale del locale co-inceneritore e intitolato “La qualità dell’aria nel Comune di Pederobba - Seconda campagna di monitoraggio dal 31/12/08 al 25/02/09 e sintesi finale dei risultati.”. Lo studio è basato su misure dell’inverno scorso ma è stato reso noto solo a ottobre 2009.
Arianova richiama il Sindaco, il Consiglio Comunale e l’Arpav alle proprie responsabilità e alla necessità di identificare le vere cause le cause di un così preoccupante inquinamento da IPA.
Al Comune in particolare chiediamo più informazione e risposte concrete in termini di tutela della
Salute Pubblica. (Continua)

[ acciaieria a borgo valsugana (TN) ] 10 Dicembre, 2009 18:29

Sono dovute intervenire la forestale e l'arpav venete, ma finalmente qualcosa è successo: tutti si sono accorti che quel mostro puzzolente in tanti anni ha avvelenato e mortificato un intero territorio. L'etica del "sacro" lavoro da mantenere a qualsiasi costo comincia finalmente a vacillare, gli operai delle acciaiereie in decenni sono stati i primi filtri umani dello schifo che è stato esalato dalle acciaierie, l'ambiente, gli animali e le persone attorno sono stati il destinatario finale.

Certo non possiamo mettere tutte le nostre speranze in mano alla lungimiranza di un magistrato illuminato (magari lo stesso che poi tenta di mettere a tacere chi dice e fa contro le nocività...) o magari aspettare che la forestale di brescia vada a controllare in veneto o in trentino (magari in qualche melificio agroindustriale...) o quella trentina vada ad inquisire in lombardia... L'unica soluzione siamo noi, le persone, non di certo lo Stato, la provincia e i suoi apparati (quelli che hanno così generosamente contribuito al mantenimento di questa merda velenosa).

Massimo rispetto ai pochi/e che in questi anni hanno avuto il coraggio di dire qualcosa contro le acciaierie a Borgo e in Valsugana, magari venendo isolati e osteggiati dalla "comunità" e dai "bravi" cittadini!

per una rassegna stampa sulla vicenda clicca qui

 

[ discariche ] 08 Dicembre, 2009 18:23

Mercoledì 9 Dicembre 2009, dal gazzettino

La giustizia ha assolto tutti ed ora, a distanza, di quasi due anni dall’ultimo verdetto, l’immensa discarica creata negli impianti della ex Calce Mas, rimane lì con tutto il suo carico di veleni, in parte sotterrati in parte contenuti in grandi sacchi che il tempo sta devastando, facendo fuoriuscire le sostanze.
      L’amministrazione comunale di Sospirolo ha chiesto alla Procura di procedere nuovamente, ma la formula ne bis in idem non permetterà di processare un’altra volta i presunti responsabili. Ha inoltre emanato un’altra ordinanza di bonifica nei confronti della ditta proprietaria del sito, ma anche in questo caso non otterrà risposta, visto che, per l'inosservanza delle due precedenti ordinanze, il legale rappresentante della Ecogeo Srl venne assolto per non aver commesso il fatto.
      Così il Comune di Sospirolo si ritrova in groppa una discarica da sanare, con costi che superano il milione di euro. Toccherà al contribuente, alla fine, pagare per chi ha commesso il danno. Una storia che, purtroppo, si ripete e di fronte alla quale la giustizia dimostra il suo grande limite. Limite che il sindaco di Sospirolo, Renato Moro, individua principalmente nei «tempi troppo lunghi». Senza contare poi, prosegue Moro, prescrizioni, condoni e tutto ciò che rende difficile attuare una vera giustizia.
      «Se solo i tempi fossero più rapidi - spiega il sindaco -, con molta probabilità la gente non giocherebbe come fa ora. Il problema, comunque, resta. Ed è pesante. Stiamo interessando la Regione per vedere se è possibile ottenere dei finanziamenti. Impossibile anche attivare una procedura d’urgenza, visto che il sito presenta dimensioni modeste. Circa un mese fa abbiamo fatto l’ultimo sopralluogo e possiamo comunque dire che la situazione è sotto controllo. Dalle nostre analisi non risultano esserci materiali tossico-nocivi. Ci siamo attivati anche con la Procura, presentando una nuova denuncia».
      Secondo gli inquirenti, che nel 2001 misero sotto sequestro l’area, nel sottosuolo sarebbero stati trovati scarti di lavorazioni industriali, con valori altissimi di metalli pesanti. Parte dell’area venne poi "piombata" con un getto di cemento spesso anche un metro. Nei grandi sacchi accatastati in più punti, c’è invece silicato bicalcico, all’epoca proveniente da una bonifica dell’area industriale Ex Magnesio di Bolzano. L’idea, avviata dalla società Dolomiti Calce, creata all’uopo, era di lavorare il materiale facendone collanti per l’edilizia. Fu così che venne preso in affitto il sito dalla Ecogeo, stoccando il materiale incriminato. Secondo gli inquirenti quella sostanza, infatti, non poteva essere utilizzata, essendo alcuni valori inquinanti superiori ai parametri previsti dalla legge. Da qui l’accusa di discarica abusiva. I carotaggi sul grande piazzale di calcestruzzo, permise invece di accertare la presenza di materiale tossico-novico, in parte gettato tale e quale, in parte mescolato al cemento. Da qui il pericolo, mai allontanato, di un possibile inquinamento delle falde acquifere. Il sospetto degli inquirenti fu che il progetto di lavorazione del silicato bicalcico, alla fine, fosse solo una copertura per poter smaltire rifiuti senza autorizzazione.
      E ora chi pagherà per tutto questo?

[ guerra dolomitica ] 23 Novembre, 2009 23:16


QUESTI SI STANNO ESERCITANDO PER ANDARE AD UCCIDERE, NON VI TOCCA NEANCHE UN PO?

In Val d Oten guerra ai talebani

 CALALZO. Finite venerdì le manovre per gli alpini del 7º di Belluno e altri reggimenti, il 5º e l’8º della Julia, per prepararsi all’operatività in montagna in vista del possibile impiego in Afghanistan.  La strada di accesso all’altipiano è rimasta chiusa per oltre tre settimane, e chi voleva accedere alle strutture di Casera Razzo e di Baita Ciampigotto, ha dovuto chiedere dei permessi che venivano concessi solo in certe ore del giorno. Discorsco differente per i gionalisti, che seppure non accreditati sono stati presi in carico da alcuni ufficiali che li hanno seguiti per ore, portandoli addirittura, dopo aver fatto indossare loro anche una tuta mimetica e un elmetto, con un mezzo corazzato, fino sul luogo delle manovre a fuoco. Insieme agli italiani anche un ex maggiore norvegese, che al termine della giornata si è complimentato con l’ufficiale che lo ha accompagnato e lo ha ringraziato per la sua disponibilità. In effetti, pur essendo armati di tutto punto, gli accompagnatori hanno dimostrato una gentilezza ed una preparazione nei rapporti con i visitatori eccellente. A differenza dell’addestramento dello scorso mese in Val D’Oten, in questa occasione sull’altopiano di Razzo si sono svolte vere e proprie manovre militari a fuoco, che hanno rappresentato un’azione bellica anche contro i talebani. Infatti, nella parte avversaria ai «nostri», un gruppo di militari ha impersonato i combattenti afghani. Oltre che reparti a terra, nelle manovre sono stati impegnati gli elicotteri Mangusta, che si hanno sorvolato il campo si battaglia, impegnati in voli radenti ed impressionanti per la potenza che fanno intravvedere. Alla manovra ha dato copertura aerea l’aviazione con degli aerei provenienti dagli aereoporti dell’Alta Italia. Tra i militari in azione anche alcune soldatesse dei reparti alpini. Nell’ultimo giorno di azione erano presenti in qualità di osservatori, anche rappresentanti di altre armi: dai Carabinieri, agli Alpini, Guardia di Finanza, all’Aviazione ed alla Marina Militare, compreso un gruppo di ufficiali della Nato.  I movimenti delle truppe, commentati da uno speaker, si sono svolti quasi esclusivamente tra la sella di Razzo e quella di Ciampigotto. Un ambiente unico, che secondo il commento degli ufficiali, è molto simile a quello dove saranno impegnati i reparti in Afghanistan.  E «afghani» quasi veri: armati di tromboncino lancia granate e razzi, con tantom di turbante, passamontagna, baffoni e barbe nere e folte. Sembrava tutto vero. - Vittore Doro
[ amianto ex area bardin (bl) ] 20 Novembre, 2009 23:38

Amianto, sequestrata l’area ex Bardin

Il gazzettino, Ven 20 Novembre 2009,

Blitz della Forestale con sequestro dell’ex area Bardin di Borgo Piave, quella che qualcuno ha definito una sorta d "bomba chimica" alle porte della città. La notizia è diffusa ieri a Belluno, ma l’intervento, disposto dalla Procura, è stato effettuato già lunedì scorso.
      Ad eseguire l’ordine del magistrato ha provveduto il nucleo di pg della Forestale che opera in Procura, mentre dal Comando provinciale ci si limita a confermare che l’operazione è in relazione alla presenza di amianto nell’ex Bardin, insediamento, che da tempo è divenuto una sorta di area simbolica dell’inquinamento.
      Il grande impianto industriale, che si trova poco distante da insediamenti commerciali e all’ufficio immigrazione della Questura, è dismesso da parecchi anni. Si compone strutturalmente di cinque capannoni di considerevoli dimensioni con tetti in amianto, materiale altamente cancerogeno.
      Per la città è un problema noto. Le stime riguardanti l’area parlano di coperture in eternit per centinaia di metri quadri che stanno a poca distanza dal centro abitato.
      A muoversi, cinque anni or sono, erano stati alcuni attivisti che avevano occupato l’area a titolo dimostrativo per reclamare spazi sociali. Furono loro, in quell’occasione, a denunciare massiccia presenze di amianto in situazione di sbriciolamento sui tetti. Dal che si determinerebbe, per conseguenza, un effetto dispersione di polveri e di quantità di olio esausto nelle vicinanze del torrente Ardo, che scorre nelle vicinanze. Un paio d’anni dopo l’Arpav aveva aveva sostenuto la necessità della bonifica totale dell’area. Ma le successive amministrazioni - da quella di De Col a all’attuale - non hanno posto concretamente mano al problema.
      A quanto si sa è stata proprio l’Arpav recentemente a compiere un sopralluogo. Di seguito è arrivato il provvedimento disposto dalla Procura. Non è escluso che ad indurre il magistrato ad agire con un sequestro cautelativo, sia stato proprio l’esito di qualche significativa rilevazione.

[ guerra dolomitica ] 17 Novembre, 2009 20:38


il Corriere delle Alpi — 11 novembre 2009  

  DOMEGGE. A pochi giorni dalla partenza dei reparti americani in addestramento in Val D’Oten, in Cadore è arrivato il 7º alpini. Questa volta gli alpini non hanno fatto base nella loro caserma di Tai di Cadore, ma si sono accampati nella piana che si trova di fianco al bar “Al Parco” di Vallesella, sulle sponde del lago. Sono arrivati con i loro mezzi lunedì mattina, e subito hanno iniziato il montaggio del loro accampamento.  L’accampamento di Vallesella serve come base logistica del reggimento per le esercitazioni che stanno effettuando sull’altipiano di Razzo, dove esiste anche un campo di aviazione per gli aerei leggeri.  L’arrivo dei militari in armi ha naturalmente suscitato l’interesse di molti alpini in congedo che hanno prestato servizio nello stesso reparto, e che si sono sentiti in dovere di rinnovare questo loro legame raggiungendo l’ingresso dell’accampamento.  Sull’altipiano, intanto sono già arrivati circa 30 centimetri di neve, sulla quale si svolge l’addestramento dei reparti. A causa dell’annuncio delle esercitazioni e con l’eventualità che le strade che portano all’altipiano vengano chiuse durante le manovre dei mezzi, anche gli ultimi locali che erano rimasti aperti, come la baita Ciampigotto e il rifugio Tenente Fabbro, si sono presi l’annuale periodo di ferie. E’ rimasta perciò aperta solo la malga che si trova verso la Forcella Lavardet, nei pressi della quale si stanno concentrando i movimenti dei militari.  Sono state previste anche manovre a fuoco e le unità dirigeranno i colpi verso il monte Bivera, bersaglio anche durante precedenti esercitazioni.  Non è ancora certo quanto dureranno le manovre militari e vi sarebbe la possibilità che alcuni reparti arrivino a Razzo provenienti dal Friuli, salendo dalla strada di Sauris e dalla Valle Pesarina. D’altronde, il 7º reggimento alpini, di stanza a Belluno, fa parte della brigata alpina Julia, insieme al 5º ed all’8º reggomento.  E’ quindi possibile che, una volta terminato l’addestramento del 7º, vi subentri un altro reparto proveniente da fuori provincia. - Vittore Doro
[ cesiomaggiore (frutta bio e pesticidi) ] 16 Novembre, 2009 23:13

CESIOMAGGIORE. Pesci morti vicino a Pez sul torrente Viera. Questo il ritrovamento del Corpo forestale dello Stato che ha prelevato un campione d’acqua da uno scarico dei meleti di Calliol. Ma i risultati sono dubbi e potrebbero far pensare a colifecali derivanti da scarichi umani.  Il corpo forestale dello Stato ha comunicato nei giorni scorsi l’episodio di inquinamento, con la moria di pesci sul torrente Viera, al comune. Il fatto risale allo scorso mese di luglio. Il competente ufficio forestale ha ispezionato i luoghi ed è risalito sino alla ipotetica fonte di inquinamento lungo il corso d’acqua che arriva a Calliol. In quel luogo è stato prelevato un campione d’acqua da uno scarico non autorizzato proveniente dai locali a servizio dell’azienda che gestisce il meleto nelle campagne a sud della frazione. Il campione è stato esaminato dall’Arpav che ha rilevato la presenza di due componenti in percentuali superiori a quelle previste dalla normativa, in particolare tensioattivi e materia organica biodegradabile.  Il verbale dell’accertamento è stato trasmesso in base alla legge alla società proprietaria dello scarico che ora ha trenta giorni di tempo per presentare i propri scritti difensivi e chiedere l’annullamento del verbale, o per estinguere l’illecito dello scarico abusivo pagando la multa.  «La giunta ha subito attivato gli uffici comunali per verificare la regolarità dello scarico e per adottare eventuali provvedimenti cautelari», spiega il sindaco Gianni De Bastiani.  Ma non è ancora chiara la relazione fra lo sversamento dello scarico e il ritrovamento di pesci morti lungo il torrente. Uno dei dubbi che andranno chiariti è quello dello stato delle vasche Imhof a servizio degli insediamenti abitativi.  «Il comune tuttavia», continua il sindaco, «ha predisposto un piano di controlli condiviso con Arpav e Usl, delle acque a monte e a valle del meleto di Calliol. I controlli saranno estesi anche agli altri frutteti di grandi dimensioni presenti nel territorio comunale. Il comune intende monitorare la qualità dell’ambiente in relazione alle pratiche agricole, completando il sistema dei controlli disciplinati con il regolamento comunale sull’uso dei prodotti fitosanitari». (l.m.)

[ no tav ] 14 Novembre, 2009 23:16

I gruppi e i comitati NO TAV del Trentino che avevano indetto la
manifestazione di sabato 21 novembre a Trento comunicano che l’iniziativa è
stata rinviata a data da destinarsi.
La decisione è legata a questi motivi:
– l’inaccettabilità del percorso imposto dalla Questura che avrebbe impedito
alla manifestazione di comunicare le sue solide ragioni alla città;
– il clima mediatico creato dopo il corteo anarchico del 7 novembre, che non
avrebbe favorito quella partecipazione popolare a cui puntavamo.
La manifestazione, che voleva sfilare pacificamente nel centro cittadino,
era un momento importante dell’attività informativa che prosegue da quattro
anni e che ha coinvolto la popolazione di tutti i paesi direttamente toccati
dal progetto della nuova ferrovia del Brennero. Attività di cui la nascita
dei primi comitati territoriali è il più bel risultato.
Il divieto della Questura di manifestare in centro è pretestuoso.
Anarchici e movimento NO TAV sono realtà distinte.
Ravvisiamo in questo provvedimento l’intento di chiudere gli spazi di
dissenso e di partecipazione.
Rassicuriamo i promotori del TAV: la battaglia è ancora lunga.
13 novembre 2009
*Gruppi e comitati NO TAV del Trentino*
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