SI
STA COSTITUENDO L'ASSOCIAZIONE "ALTA VAL DI NON FUTURO SOSTENIBILE"
Mentre
prosegue la raccolta di firme contro l'ulteriore espansione della
coltivazione intensiva delle mele Melinda i promotori e i sostenitori
del Comitato stanno pensando di costituirsi in associazione per
dare continuità e incisività alla loro azione. L'obiettivo è di
salvare le aree a prato dell'alta Val di Non e in particolare i Pradiei,
che i melicoltori si stanno preparando a trasformae in
meleti, per realizzare un parco di agricoltura naturale. Anche gli
operatori del turismo iniziano a temere che l'ulteriore dilagare
della melicoltura con le conseguenti irrorazioni di pesticidi e
monotonia del paesaggio possa compromettere l'economia turistica
locale. Intanto in bassa valle chiude con l'anno nuovo il caseificio
di Lover di Campodenno a causa della chiusura delle stalle e dell'espansione
della monocoltura della mela Melinda. Insieme al caseificio sociale
attivo da quarant'anni chiude anche l'unica rivendita di alimentari
del paese. Una storia emblematica di come non si fa nulla per tutelare
la ruralità alpina che vice di diversificazione, di interazione
tra attività produttive agricole, artigianato, piccolo commercio
e piccoli esercizi turistici diffusi.
OK, E' DEFINITIVO ! SABATO 31 Gennaio MANIFESTAZIONE A BASSANO !
a
cura del Presidio di San Pietro
Manifestazione
sul tema ECOMafia e "VERA sicurezza"
Il corteo partirà alle ore 14:00 dalla stazione FS di Bassano.
Lanciamo
un vero e proprio SOS da San Pietro per partecipare a questa manifestazione,
e... ... è prevista una grande sorpresa per tutti !
Fare
girare i volantini il più possibile !!!
SE AL SUD, CERTI EPISODI SI CHIAMANO "MAFIA", ANCHE
GLI STESSI EPISODI CHE ACCADONO A BASSANO SI DEVONO SEMPRE CHIAMARE
"MAFIA" !!!
L'INQUINAMENTO
DELLA NOSTRA ZONA INDUSTRIALE , SITA IN AREA DI RICARICA DI FALDA, HA GIA'
INQUINATO LE FALDE DA "CROMO 6" E TUTTO IL BACINO SCOLANTE DELLA
LAGUNA DI VENEZIA.
ORA
SEMPRE DALLA STESSA ZONA SONO PARTITI ALTRI NUOVI GRAVISSIMI
INQUINAMENTI, CHE CAMBIERANNO PER SEMPRE LA VITA DELLE PERSONE DI
ALTRI COMUNI E ALTRE PROVINCIE..... Sì, perchè l'inquinamento dalla
nostra area di "ricarica" giungerà a voi attraverso le falde, come
già avvenuto per il cromo 6.
COSI' NON C'E' FUTURO... PER NESSUNO !
Le
volute omissioni ed inadempienze delle istituzioni bassanesi hanno causato
tutto ciò, con la partecipazione certa e provata della MAFIA !
LA MAFIA E L'INQUINAMENTO,
SONO PROBLEMI DI TUTTI, TROVIAMOCI, UNIAMOCI, LOTTIAMO ASSIEME !
FELTRE. Dieci di fila. L’inquinamento non concede tregua alla città:
dal 27 dicembre la concentrazione di polveri sottili nell’aria supera
costantemente la soglia d’allarme dei 50 microgrammi per metro cubo.
Anche lunedì la centralina dell’Arpav di via Colombo ha registrato uno
sforamento, con le Pm10 a quota 89 microgrammi per metro cubo. E se il
2008 si era chiuso con 56 sforamenti (contro il limite di legge di 35),
gli ultimi cinque dei quali consecutivi, il nuovo anno non è cominciato
meglio, con altri cinque superamenti consecutivi e un valore medio
nettamente al di sopra della soglia di legge (40 microgrammi).
Centottanta impianti falliti al Nord: colpa della speculazione
Colate di cemento, terreni sbancati, piloni arrugginiti: la mappa dello scempio
Seggiovie e alberghi fantasma
così chiude la montagna
di PAOLO RUMIZ
VENTO che sibila nei corridoi di alberghi chiusi, gelidi come
l'Overlook Hotel del film Shining. Seggiolini sballottati dalla
tormenta, appesi a funi immobili. Stazioni di funivie piene di
immondizie, senz'anima viva intorno. Piloni arrugginiti, ruderi che
nessuno rimuove anche nei parchi naturali. Ora i numeri ci sono. Quelli
- mai fatti prima - degli impianti ridotti al fallimento dal
riscaldamento climatico e dalla speculazione immobiliare. Oltre
centottanta nel solo Nord Italia. La metà di quelli -350 - che sono
stati chiusi finora. Centottanta vuol dire quattromila tralicci,
centinaia di migliaia di metri cubi di cemento, seicentomila metri di
fune d'acciaio, cinque milioni di metri di sbancamenti e di foresta
pregiata trasformata in boscaglia. Ferri contorti come i ramponi di
Achab sulla gobba della balena.
Per contarli abbiamo assemblato dati da parchi e corpi forestali,
attivisti di "Mountain Wilderness" e guide alpine, soci di Legambiente
e della "Cipra", il Centro per la tutela delle Alpi. Dati
impressionanti, che sembrano non insegnare nulla a chi in Italia - caso
unico in Europa - insiste a sovvenzionare impianti a bassa quota o,
peggio ancora, nei parchi nazionali, in barba ai vincoli comunitari.
Fotogrammi. Saint Grée di Viola, quota 1200, provincia di Cuneo, è un
monumento al disastro. Si chiamava Sangrato, ma non era abbastanza
trendy per un centro che doveva attirare sciatori da Piemonte e
Liguria, e così gli hanno cambiato il nome. Prima ha perso la neve, poi
i clienti, infine ha inghiottito soldi pubblici per un rilancio
impossibile. Oggi sembra Beirut dopo la guerra, cemento e vetri rotti
con la scritta "Vendesi". (Continua)
Cari amici, una pessima notizia che dimostra la debolezza culturale di chi
sta governando il Trentino, la scarsa attenzione all'ambiente, la nullità
della nuova giunta provinciale, strutturata solo sul clientelismo elettorale.
Oggi (31 dicembre 08!!) la giunta provinciale di Trento ha approvato il progetto di
collegamento impiantistico San Martino di Castrozza Passo Rolle, pensate un
po', con 16 prescrizioni...
Il collegamento va ad invadere il cuore del parco naturale di Paneveggio
Pale di San Martino, la riserva integrale dei laghi di Colbricon. Non solo,
incide l'area archeologica dei cacciatori mesolitici e avremo sulla cresta
delle montagne piloni innalzati verso il cielo alti 16 metri, visibili da
ovunque, da Bocche, dalle Pale, dalle vette feltrine.
Poco fa ho commentato, a nome di Mountain Wildernss la decisione per il
girnale Corriere del Trentino. Sono stato molto severo, ho raccontato come
i politici non abbiano dato corso alle promesse fatte agli ambientalisti,
cioè la ricerca di una soluzione condivisa. Ho fatto presente la proposta
alternativa che assieme a Primiero Viva abbiamo sostenuto. Ho detto che
questa decisione costruisce un solco definitivo fra associazionismo
ambientalista e mondo politico trentino. Ho spiegato come si tratti di una
operazione finanziaria che va a risolvere problemi economici e deficit
ormai cronici delle tre società del Primiero (ovviamente con soldi
pubblici, provincia e comuni locali).
Sono semplicemente schifato, del metodo adottato e della decisione presa.
Si chiude per noi trentini, sul campo ambientale, un anno nerissimo.
..in questi giorni abbiamo piu' volte palesato la nostra contrarietà
all'ipotesi (avanzata dal Sindaco di Quero, Zanolla) di un inceneritore
in provincia di Belluno. Siamo contenti che tante voci si siano levate
per manifestare la loro contrarietà (avanzando ipotesi alternative) Noi
abbiamo raggiunto il dott.Montanari (esperto di fama internazionale)
che ci ha rilasciato questa dichiarazione:
Egr. sig. Sindaco,
Leggere
le affermazioni che Le si attribuiscono a proposito della costruzione
di un inceneritore in una località che interesserebbe un territorio di
Sua competenza fa davvero male al cuore.
Il solo chiamare
“termovalorizzatore” l’impianto denota chiaramente la Sua estraneità
all’argomento, stante il fatto che, come è ampiamente noto, il vocabolo
è un’invenzione pubblicitaria tutta italiana che la Comunità Europea
non gradisce per nulla. Con quel sistema a caldo (“termo”) non si
valorizza proprio niente. Anzi, si distruggono risorse e si attenta
alla salute.
Da quanto appare, Lei pone la questione in un ambito
puramente economico, un approccio del tutto parziale e, invero, il meno
rilevante. Eppure, anche se si osserva il problema da questo punto di
vista, la combustione risulta perdente. Se Lei avesse avuto
l’accortezza di partecipare al convegno tenutosi a Gambettola (FC) lo
scorso mese di novembre, non avrebbe potuto altro che costatare come i
suoi colleghi amministratori che hanno applicato correttamente il
sistema di raccolta dei rifiuti porta a porta abbiano risparmiato non
poco denaro pubblico, e questo conti alla mano. Certo, per mettere in
opera un sistema simile occorre essere dei bravi politici, ma, se non
lo si è, allora è meglio non millantare capacità inesistenti
avventurandosi in imprese più grandi di noi.
Allo stesso convegno
avrebbe visto, sempre conti alla mano, come dalla combustione dei
rifiuti si ricavi pochissima energia, molto meno di quanto non se ne
ricavi recuperando, riciclando e riusando il materiale. E, ancora,
avrebbe sentito il prof. Paul Connett della Saint Lawrence University
(New York), che da anni gira il mondo interessandosi dell’argomento,
affermare che gl’inceneritori sono un monumento al fallimento della
politica e indicano senza equivoci l’esistenza in alternativa
d’ignoranza o di corruzione.
Ancora, avrebbe imparato che esistono
diverse forme di trattamento dei rifiuti, tutte più o meno solidamente
fondate su basi scientifiche. L’unica forma che di scientifico non ha
nulla è proprio l’incenerimento, grottescamente in contrasto con le
leggi della fisica (principio di conservazione della massa o di
Lavoisier) e della chimica tossicologica (nella maggioranza dei casi la
combustione trasforma le sostanze d’origine in altre sostanze più
tossiche). La medicina attuale, poi, quella che si occupa di
nanopatologia, ha dimostrato come le polveri primarie e secondarie di
dimensioni micro e, soprattutto, nanometriche inducano malattie che
vanno da quelle cardiovascolari (ictus, infarto e tromboembolia
polmonare) a quelle oncologiche, fino a malformazioni fetali spesso
incompatibili con la vita. Se su quest’ultimo argomento desidera
ragguagli, La invito volentieri a visitare il nostro laboratorio di
Modena (Nanodiagnostics) dove Le potrò illustrare all’incirca un
migliaio di casi umani, partendo da quelli di bambini che non ce
l’hanno fatta a nascere.
A proposito di salute, Lei cita il centro
di Aviano attribuendogli un’affermazione che stride con la realtà dei
fatti, come potrà costatare leggendo la documentazione ufficiale
pubblicata al sito www.stefanomontanari.net. Tra questa c’è pure
l’elenco delle valutazioni fatte da enti pubblici italiani nelle zone
interessate e vedrà che l’ospedale di Aviano, se davvero ha fatto
un’affermazione simile, non è compiutamente informato. Inoltre, sappia
che i tumori non sono la prima patologia causata da quelli che Lei
chiama “termovalorizzatori” e, dunque, sarebbe quanto meno il caso
d’interpellare pure altri esperti.
Se vorrà informarsi meglio per
poi agire, in modo del tutto libero ma tenendo presente che la Sua
carica fa di Lei la maggiore autorità sanitaria del Comune, mi permetto
di consigliarLe la lettura del libro che ho scritto con A.M. Gatti
“Nanopathology” (Pan Stanford), del mio libro “Il Girone delle Polveri
Sottili” (Edizioni Macro) e dell’e-book che ho curato “Lo Stivale di
Barabba” (editore Arianna).
Distinti saluti,
dott. Stefano Montanari
Dall’elenco qui di seguito riportato, provincia per provincia ed impianto per impianto, risulta
che la maggior parte delle nuove piste proposte o degli ampliamenti dei demani sciabili
insistono su aree SIC e ZPS, quindi tutelate a livello europeo.
BELLUNO
In rosso gli interventi maggiormente impattanti
A01_1_ Cinque Torri – Giau
1) Nuova pista sulla “Boa Cinque Torri” per il collegamento con la zona della Tofana.
Area SIC.
2) Nuova seggiovia nei pressi di Forcella Averau (Forc. Gallina) per collegamento tra il
Rif. Fedare - Cinque Torri ed il Passo Falzarego – Col Gallina. Area Sic.
3) Realizzazione della nuova pista “Limedes” per collegare l'area delle Cinque Torri
con il Col Gallina. La pista passa nei pressi del Laghetto Limedes. Area Sic
A01_2-3 Tofana Pocol
1) E' segnato un nuovo impianto per forcella Staunies, è però già esistente. Area SIC
e ZPS.
2) Nuova seggiovia sulla Costa Faloria – Pian Bigontina (a q. 1630), è comunque nel
mezzo di piste ed impianti già esistenti. Area SIC e ZPS.
3) Nuove piste per collegare il Passo Tre Croci con la pista che scende da Som Forcia
(Cristallo) e Rio Gere.
4) Rinnovo funivia Faloria. E' già esistente. 5) Realizzazione di una nuova area sciabile tra Lacedel e Cortina Centro.
6) Nuova seggiovia e rinnovo sciovia in zona Lacedel – Pocol. (Continua)
Questo è ciò che il sindaco di Quero (Bl) Zanolla ha dichiarato oggi sulle papagine del Gazzettino. A quanto pare nemmeno durante le vacanze natalizie gli sponsorizzatori delle nefandezze vanno in vacanza... il personaggio in questione, sindaco di Quero (il comune dove
voglion fare delle immense cave), oltre a essere progettista della fonderia che voglion fare a Fonzaso e uno dei membri del Bim (che gestisce acqua e metano).
Ops, tutto questo è solo una coincidenza...
Sul termovalorizzatore il
sindaco di Quero Bruno Zanolla ribadisce la sua posizione: «Il porta a porta ormai è una
barzelletta»
Lunedì 29 Dicembre 2008,Feltre BL
La proposta lanciata nei giorni scorsi dal
sindaco di Quero Bruno Zanolla di aprire una discussione sul futuro dello
smaltimento dei rifiuti tramite la realizzazione di un termovalorizzatore ha
sollevato alcune perplessità e messo sul "piede di guerra" le
principali associazioni ambientaliste.Ma Zanolla non si fa intimidire «perché
- sottolinea - sono fermamente convinto e ribadisco che la realizzazione di un
termovalorizzatore è l'unica soluzione definitiva conosciuta e risolutiva del
problema rifiuti. Io rispetto le opinioni di tutti - aggiunge il sindaco di
Quero - ma dobbiamo scendere coi piedi a terra e renderci conto che la raccolta
differenziata spinta tramite il porta a porta si sta trasformando in una
barzelletta che provoca solo aumento delle spese per i cittadini, immondizia
conferita nei cassonetti dei paesi limitrofi che non adottano il porta a porta,
abbandono di rifiuti ai bordi delle strade e un po' ovunque. Il conferimento
degli RSU al Maserot costa 170 euro più Iva a tonnellata ed è destinato ad
aumentare mentre l'incenerimento tramite termovalorizzatore permetterebbe un
risparmio del 50% nelle bollette e un ritorno in termini energetici. Il
dibattito - continua Zanolla - va avviato al più presto perché in una realtà
come la nostra l'utile stimabile annuo si avvicinerebbe ai 10milioni di euro.
Pertanto è inutile fare del terrorismo ragionando per idiomi, assolutismi e
ideologie ma bisogna rendersi conto che la politica che si sta portando avanti
attualmente ha quale risultato un continuo maggior esborso per i cittadini e
rinvia la risoluzione del problema. E sui temi riguardanti la salute gli stessi
oncologi di Aviano hanno escluso pubblicamente ogni correlazione fra tumori e
presenza di termovalorizzatori. Inoltre non credo sia un caso che paesi
particolarmente attenti alla salvaguardia dell'ambiente come la Svizzera e l'Austria abbiano da tempo scelto di percorrere la
strada dei termovalorizzatori. Chiaro comunque che dove, come e con chi farlo è
un percorso tutto da attivare».
Federalberghi: no ad altri mega resort sulle Dolomiti, ora basta speculazioni
Pubblicato il: 24-12-08
L'idea di Assindustria di costruire due colossali alberghi a Malga Ciapela e Sappada è stata definita un'eresia
BELLUNO - «Cemento sulle Dolomiti? Un'eresia». E' un misto di rabbia e
stupore il tono con cui Marco Michielli, presidente regionale di
Federalberghi e di Confturismo, commenta l'ipotesi di mega-resort
turistici tra le cime più belle d'Italia. Al centro l'idea di
Assindustria di costruire due colossali alberghi a Malga Ciapela e
Sappada, un progetto definito da Michielli «Infelice, frutto di una
mente incosciente e speculativa (e non nel senso filosofico del
termine)». «L'emanazione di Confindustria che si chiama Federturismo -
qualche decina di alberghi contro i nostri circa 2.600 (che sono la
testimonianza storica dell'ospitalità veneta) - vuole svendere il
territorio e fa finta di non sapere che la ricettività nella provincia
di Belluno, come in tutte le altre province del Veneto, è già più che
sufficiente - spiega Michielli - perché anziché continuare a
cementificare non diamo modo ai nostri albergatori di ristrutturare e
rinnovare l'esistente? continua su News Belluno.it
VAL DI LEDRO - Attenzione, Tremalzo sarà a numero chiuso, con ingressi
contingentati a valle, all'Ampola. E attenzione alla storia che si
ripete: Irvat e Comuni gestiranno gli impianti sciistici, saranno in
perdita e si accolleranno tutte le spese di urbanizzazione, strade e
acquedotti prima di tutto, mentre il privato, Domenico Alcide Leali (padone delle azziaierie di Borgo...),
incasserà gli utili. È quanto sostiene il comitato Sos Tremalzo che nei
giorni scorsi, assieme a Wwf Italia, ha fatto ricorso al Tar (tribunale
di giustizia amministrativa) contro l'ipotesi di costruire un grande
albergo da 390 posti letto nella località montana di Tremalzo (in
particolare contro la variante al Piano regolatore che consente tale
opera). «L'amministrazione comunale di Tiarno di Sopra - sostiene il
comitato presieduto da Emanuela Merli - solo dopo l'approvazione della
variante al piano regolatore da parte della giunta provinciale, si è
finalmente sentita in dovere, con un'apposita serata, di informare la
cittadinanza sul progetto di sviluppo di Tremalzo. La conferenza ha
chiarito i contenuti del progetto: primo, un grande albergo di 48.000
metri cubi per 390 posti letto, di alto livello, che andrebbe a
integrare l'offerta turistica del Lefay Resort di Gargnano di proprietà
Leali (l'imprenditore che è intenzionato a costruire l'hotel ndr.);
secondo, un unico impianto di risalita per 700 sciatori, in grado di
soddisfare prevalentemente la richiesta alberghiera e i 400 posti letto
attualmente esistenti a Tremalzo; terzo, un ex albergo Tremalzo (tavola
calda) che da 13.000 metri cubi alberghiero-residenziali viene ridotto
a 7.000; quarto, il controllo all'accesso dell'area di Tremalzo come
descritto a pagina 122 della relazione illustrativa alla variante, in
cui si dice che "il sistema informativo di governo e controllo degli
accessi troverebbe naturale ed efficace completamento mediante un
portale primario consultabile in tempo reale posizionato alla base
della strada che conduce in Tremalzo - passo dell'Ampola - supportato
da un sistema di prenotazione on-line".
21/12/2008 l'Adige
C'è il sospetto - tutto da verificare - che
alle Acciaierie di Borgo si brucino anche rottami "sporchi" dietro al
blitz condotto dal Corpo forestale dello Stato. La procura di Trento,
infatti, ha disposto le analisi per verificare le emissioni in
atmosfera dagli impianti siderurgici dopo aver trovato nel sito di
Monte Zaccon, gestito a Marter dalla Ripristini Valsugana, scorie
provenienti dalla fabbrica di Borgo con percentuali di inquinanti per
quel sito superiori ai limiti di legge. (continua)
Controlli anche alla discarica Sativa di Sardagna (Trento)- tratto dal quotidiano L’Adige di giovedì 18 dicembre :
Si concentrano sulla discarica di
Sardagna le indagini del Corpo forestale dello Stato. Il sito cittadino
era stato visitato dagli inquirenti nella giornata in cui erano state
notificate le otto ordinanze cautelari. Quel pomeriggio erano stati
posti i sigilli ad un carico di rifiuti arrivato nella discarica della
Sativa. Il sospetto, per ora infatti è solo un’ipotesi, è che si tratti
di materiale che per il suoi livelli di inquinamento non potesse
arrivare nella discarica di Trento.(continua)
“ il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce “
Tucidide, 2400 anni fa
AMIANTO DAPPERTUTTO:
SIAMO DOLOMITICI?
5000morti ogni anno in italia per amianto
1.300.000 il numero
degli esposti
32 milioni di
tonnellate di amianto presenti sul territorio (di cui solo 8 milioni di amianto
puro)
I dati parlano di un
morto per amianto ogni due ore solo in Italia
Il “picco” di malattie
è previsto nel 2020, a circa 35 anni dalla massima esposizione
Non esiste alcun
livello minimo di soglia al di sotto del quale vi sia sicurezza, quindi la
massima concentrazione accettabile di fibre deve essere zero
L'ex Bardin è diventata
un'area simbolica - un simbolo - non solo della tossicità intrinseca ad uno
sviluppo decennale che attraverso l'asservimento comunque al lavoro ha
determinato sfruttamento... e oggi morte. Morti a venire, morte sociale, morte
di ogni possibilità di coniugare reddito con diritto alla vita. Ad una vita
salubre che per essere decorosa ha bisogno di un autogoverno delle comunità
meticce che si stanno formando attraverso la negazione del rapporto sociale di
capitale, della dittatura della merce - della rendita finanziaria - della
speculazione, del fascismo neomoderno.
Così la Provincia si fa male, oltre a fare del
male alla comunità. Molti sospettano, da tempo, soprattutto in
Valsugana, che i controlli dell'Appa sugli inquinanti non siano
credibili. Molti pensano che siano pochi, ridicolmente pochi i
controlli sui fumi delle acciaierie di Borgo. Proprio quell'impianto
che crea tanti dubbi, timori anche, in una parte non secondaria della
popolazione. E cosa dire di quell'impianto di biocompostaggio di
Novaledo, e di quel «bolo» che venne di fatto seminato nelle campagne
di Valsugana? Ma lasciamo la Valsugana: sono sufficientemente calibrati
i controlli sui veleni sparsi nei meleti e la loro presenza in parchi
pubblici, case private, tra la gente insomma, in val di Non? Molti non
si fidano più dell'Appa e di tutte le autorità di controllo e, di
conseguenza, viene meno anche la fiducia nella difesa che la Provincia
fa della salute pubblica. Ora la storia della discarica di Monte
Zaccon. Solo l'ultimo anello. Sappiamo molto bene che la nostra società
dei consumi, quella che stiamo vivendo
qui e ora, quella ricca e trentina, porta alla produzione di molti
veleni: che finiscono nell'acqua e nell'aria, che vanno a finire negli
impianti di compostaggio o nelle discariche. Sappiamo anche che sempre
meno è possibile (oltre che eticamente costituire una cosa ingiusta)
spedire quei rifiuti in Campania o in Calabria. E sempre più difficile
è mandarli anche in Africa, mentre se li mandiamo in Germania questa si
fa pagare tantissimo. Poi, certi rifiuti, come quelli che finiscono
nell'aria, immessivi dai camini delle fabbriche, non possiamo nemmeno
spedirli a nessuno.
Il comitato “Prà Gras”, anche alla luce di quanto apparso in questi
giorni sulla stampa locale, esprime, per l’ennesima, volta piena
solidarietà e vicinanza al comitato “Chimica Free” di Cesiomaggiore.
Condividiamo appieno quanto affermato e rilanciato dagli amici di
Cesio. Siamo estremamente convinti che la questione “meleti intensivi”
(coltivati cioè con un abbondante uso di trattamenti chimici) non
riguardi solo le realtà e i cittadini di Cesiomaggiore ma che tocchi da
vicino ogni abitante della valbelluna. A conferma di ciò il fatto che
sono molte le firme raccolte sia a Fonzaso che in altri comuni della
provincia, sui moduli distribuiti durante la serata da noi organizzata
il 23 ottobre scorso, dove intervenne uno degli esponenti del comitato
cesiolino. Siamo fermamente convinti che ci troviamo in un momento
cruciale in cui si contrappongono due “modi” radicalmente diversi di
“fare agricoltura” e viver in e col territorio. (Continua)