IL VELENO DI MELINDA FINALMENTE NEI POLMONI BELLUNESI...
Meleti a Calliol e Tussui. La protesta ridecolla
dal Gazzettino, Cesiomaggiore
Meleti tra Tussui e Calliol: le proteste ora si fanno insistenti. Sono,
infatti, iniziati i trattamenti alle piante che da alcune settimane
occupano numerosi ettari tra le frazioni di Calliol e Tussui a
Cesiomaggiore. Qualcuno dei residenti si lamenta anche del forte odore
che durante l’uso dei macchinari per il trattamento si sparge nei
dintorni. E c’è chi, infine, sorride di fronte all’ipotetico indotto
che tale coltivazione avrebbe portato a Cesiomaggiore. Chi lavora,
infatti, presso l’impianto per buona parte è di origine straniera, e
anche le mele prodotte probabilmente non saranno rivendute in quel di
Cesiomaggiore. E, quindi, quali sarebbero i benefici tanto citati mesi
fa durante la sistemazione del terreno per la coltivazione dei meleti,
intervento che ha praticamente distrutto parte del paesaggio collinare
che contraddistingueva Calliol?
È passato ormai un anno da quando,
saputo dell’arrivo di produttori dal Trentino per la coltivazione
intensiva di mele, i cittadini e i coltivatori di Cesiomaggiore si sono
mossi per arginare la situazione. Prima con una raccolta firme, poi con
una serie di convegni, poi con la partecipazione ad un gruppo di lavoro
promosso dal Comune di Cesiomaggiore che avrebbe dovuto stendere un
documento che ponesse un veto alle future coltivazioni di questo tipo
nel territorio cesiolino. È bastato? Poco o niente. C’è già chi è
pronto a scommettere che anche il terreno su cui sorgerà a breve, dice
l’amministrazione comunale, un vigneto, sia in realtà uno specchietto
per le allodole, e che altri meleti siano in arrivo. D’altronde, è
diventato quasi un paradosso ormai parlare di agricoltura in un comune
che in realtà da due anni non ha nemmeno l’assessorato che se ne occupa.
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Il campeggio è cominciato!
[ tumori nel feltrino
]
19 Giugno, 2009 12:51
LA SAPA E' NOCIVA!
QUESTO IL TESTO DI UN MANIFESTO A FIRMA COMITATO IMMAGINARIO APPARSO IERI MATTINA IN TUTTA FELTRE. NON POSSIAMO CHE CONDIVIDERLO!
LA
SAPA E' NOCIVA
La
SAPA (ex ALCOA, ex Metallurgica feltrina famosa per i morti da
amianto...) è un'industria multinazionele altamente nociva,
situata nel pieno centro di Feltre, che dal 1942 al 2009 ha disperso
fumi e sostanze inquinanti nell'aria senza l'adozione di nessun tipo
di filtri o abbattitori di polveri. Sostanze
pericolose, quantità smisurate di anidride carbonica,
diossina, polveri cancerogene quali l'ESACLOROETANO,
SOSTANZA TOSSICA MAI DICHIARATA DALL'AZIENDA,
in misura di oltre 50
volte i massimi consentiti per legge ed in quantità di OLTRE
500 TONNELLATE in 30 anni!
Gli
enti preposti alla protezione ambientale e alla salute pubblica non
hanno mai rilevato le polveri sottili, come non hanno mai preso in
considerazione la questione delle nanoparticelle fonte di patologie
tumorali emesse da questo tipo di impianti. Del resto neanche lo
spaventoso tasso di mortalità dei dipendenti, causata da
patologie tumorali (oltre l'80%) è mai stato riportato dagli
organi sanitari competenti.
LO
STESSO TERRENO DI PROPRIETÀ DI SAPA È IN PARTE STATO
UTILIZZATO PER DECENNI COME DISCARICA DI RIFIUTI TOSSICI E SPECIALI
CON GRAVE PREGIUDIZIO PER LE FALDE ACQUIFERE.
SAPA
HA ANNUNCIATO IL PROGETTO DI POTENZIAMENTO DELLA FONDERIA, ARRIVANDO
A PRODURRE FINO A 40000 TONNELLATE DI ALLUMINIO ALL'ANNO.
Allo scopo ha proposto lo spostamento della attuale fonderia di 150
metri, in un'area già coperta, spacciandolo come atto di
salvaguardia dell'ambiente. In realtà è una mera scelta
di opportunità aziendale per utilizzare un capannone vuoto,
che non influisce minimamente sui veleni emessi, anzi si
avvicinerebbe ulteriormente ad un'area abitativa in espansione ed
alle scuole Canossiane con buona pace di studenti ed insegnanti!
Questo
nuovo ecomostro porterebbe il consumo di solo metano (con relative
emissioni di polveri sottili, nanoparticelle, CO2,
ecc.) a OLTRE 5 MILIONI DI MQ ANNUI,
PARI AL COMBUSTIBILE USATO IN TUTTO IL COMUNE DI FELTRE,
in un'area che tutti sappiamo essere la più a rischio in
Europa per scarsità di ricambio di aria e con il triste
primato di patologie tumorali.
All'evidente
potenziamento del disastro ambientale a solo scopo di lucro si
aggiungerebbe un SFREGIO PAESAGGISTICO senza precedenti in una zona
di particolare pregio storico e delicata dal punto di vista
ambientale e residenziale, con la costruzione di una struttura alta
come un edificio di 10 piani.
La
capacità produttiva della nuova fonderia sarebbe di ben 8
volte superiore alla disponibilità di
scarti provenienti da lavorazioni interne, obbligando quindi
l'azienda a reperire sul mercato oltre l'80% del materiale da
rifondere, RIDUCENDO DI FATTO FELTRE AD UNA DISCARICA DI
ROTTAMI DI DUBBIA PROVENIENZA PARI A 35000 TON./ANNO, PROVENIENTI DAL
RICICLAGGIO DI METALLI A BASSO COSTO MA ANCHE DI PESSIMA QUALITA',
VERNICIATO, CONTENENTE IDROCARBURI, OLII E COMPONENTI VARI NON
IDENTIFICABILI, CON AUMENTO NOTEVOLE DEL TRAFFICO PESANTE IN CITTA'.
Il giro d'affari creato dalla
movimentazione di questa porcheria sarebbe enorme, ben oltre i soldi
investiti per i nuovi forni spacciati come “di ultima generazione”
(in realtà sono di seconda mano...). IL TANTO
SBANDIERATO “INVESTIMENTO” DI SAPA SULLA CITTÀ ALTRO NON È
CHE UNA SPECULAZIONE MILIONARIA A DANNO DI CHI CI LAVORA,
DELL'AMBIENTE, DEI POLMONI DI TUTTI!
Chi
ci ha lavorato ci ricorda che un esperimento del genere è già
stato provato intorno agli anni '80, con lo stoccaggio in azienda di
oltre 2000 ton. di materiale esterno di pessima qualità, che
alla prova della fusione ha dato risultati disastrosi dal punto di
vista ambientale (che hanno provocato la chiusura dello stabilimento
per giorni). La direzione si sbarazzò del materiale in
questione spedendolo presso un proprio stabilimento in Sardegna, a
Portovesme, in un'area in riva al mare un tempo paradiso naturale ,
oggi distrutta dalle speculazioni industriali!
Come
vedremo in questi giorni le “autorità” (in)competenti
hanno di fatto già deciso per il via libera a questo
scellerato piano: una dopo l'altra pioveranno le autorizzazioni, si
vaneggeranno migliorie e perfezionamenti con le assicurazioni che la
situazione sarà monitorata in continuazione, le emissioni
saranno tenute “sotto controllo” (ma in 50 anni nessuno è
andato a verificare se vi erano filtri!!). I parametri saranno sempre
troppo permissivi e ARPAV e soci continueranno a recitare il loro
ruolo di agenzie fantasma. Si speculerà sulla crisi, SINDACATI IN TESTA, e sui
posti di lavoro per zittire le critiche (come se i padroni non
dislocassero le fabbriche senza tanti complimenti quando ne hanno
voglia...). A rimetterci, al solito, sarà la
qualità della vita di tutti/e, lavoratori dello stabilimento e
abitanti del feltrino, e gli azionisti della SAPA potranno sfregarsi
le mani per i lauti guadagni in arrivo.
I
“politici” si riempiono la bocca di difesa dell'ambiente e green
economy mentre continuano a perpetuare un sistema industriale
obsoleto e mortifero, basato sullo sfruttamento che produce senza
sosta nocività, distruggendo la terra per produrre merci da
venderci. Crediamo che anche in questo caso (come per l'amianto)
aspettarsi qualcosa di buono da parte istituzionale sia pura
illusione. E' necessario invece attivarci tutti/e, dal basso senza
mediazioni, in prima persona, informandoci e approfondendo,
coordinandoci.
PER
OPPORCI A QUESTO ENNESIMO SCEMPIO VERSO LO SMANTELLAMENTO
IMMEDIATODELLE PRODUZIONI NOCIVE E DEI POSTI DI LAVORO INSALUBRI, PER
TRASFORMARE TOTALMENTE IL NOSTRO MODO DI VIVERE!
Comitato immaginario
CAMPEGGIO ANTIMILITARISTA CONTRO LA BASE DI MATTARELLO
CLICCA SOPRA PER INFO
E`uscito il numero 7 (maggio) di Rompere le Righe
il foglio antimilitarista contro la base di Mattarello e contro la guerra
scarica il pdf romperelerighe7.pdf.pdf
[ tumori nel feltrino
]
27 Maggio, 2009 18:58
SULLA FONDERIA METALLURGICA (SAPA) DI FELTRE E SUL PROGETTO DI SUO POTENZIAMENTO
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO UN CONTRIBUTO DI UN EX LAVORATORE SAPA, FELTRE
1) Da quanto emerso sulla stampa ci si è finalmente accorti come una fabbrica di lavorazioni metallurgiche a caldo
in centro città ha, dal 1942 ad oggi, emesso quantità enormi di fumi e
sostanze inquinanti nell'aria senza l'adozione di nessun tipo di filtri
o abbattitori di polveri.
Sostanze pericolose, quantità smisurate di anidride carbonica, diossina, polveri cancerogene quali l'ESACLOROETANO, SOSTANZA TOSSICA MAI DICHIARATA DALL'AZIENDA, in misura di oltre 50 volte i massimi consentiti per legge ed in quantità di OLTRE 500 TONNELLATE in 30 anni!
2) La fonderia, che dovrebbe essere spostata di circa 150 metri per
convenienze aziendali, quindi a distanza ridicola ai fini di
salvaguardia ambientale cittadina, sarebbe comunque fuori norma
superando di ben 3 volte il limite imposto dalla legislazione europea
(16 microgrammi per metro cubo anziché 5 come previsto limite massimo).
3) La potenzialità, per quanto dichiarato dall'azienda, risulterebbe di
40000 tonnellate/anno, capacità produttiva ben 8 volte superiore alla
disponibilità di sfridi (rottami) interni obbligando quindi l'azienda a reperire sul mercato oltre l'80% dei rottami,
RIDUCENDO DI FATTO FELTRE AD UNA DISCARICA DI ROTTAMI DI DUBBIA
PROVENIENZA PARI A 35000 TON./ANNO, PROVENIENTI DAL RICICLAGGIO DI
METALLI A BASSO COSTO MA ANCHE DI PESSIMA QUALITA', VERNICIATO,
CONTENENTE IDROCARBURI, OLII E COMPONENTI VARI NON IDENTIFICABILI, CON
AUMENTO NOTEVOLE DEL TRAFFICO PESANTE IN CITTA'.
4) All'evidente potenziamento del disastro ambientale a solo scopo di
lucro si aggiungerebbe un SFREGIO PAESAGGISTICO senza precedenti in una
zona di particolare pregio storico e delicata dal punto di vista
ambientale e residenziale, con la costruzione di una struttura alta
come un edificio di 10 piani.
5) In realtà meglio amministrate come il comune di Bolzano si procede
in senso inverso investendo in risanamento attraverso la riduzione di
emissioni pericolose e investendo in energie rinnovabili (vedi progetto
Helmut Moroder).
6) Questa nuova fonderia porterebbe il consumo di solo metano a OLTRE 5 MILIONI DI MQ ANNUI, PARI AL COMBUSTIBILE USATO IN TUTTO IL COMUNE DI FELTRE,
in un'area che tutti sappiamo essere la più a rischio in Europa per
scarsità di ricambio di aria e con il triste primato di patologie
tumorali.
7) La fonderia non ha motivazioni tecnico-produttive di sussistere in
un'azienda produttrice di soli estrusi con un rapporto
produzione/finito di 1,2 ma aveva tale necessità in passato, data la
grande disponibilità di rottami interni puliti prodotti in reparti
quali laminatoio – trafileria – linea pastiglie – dischi ecc., con
rapporti produzione/finito anche superiori a 1,5 con la necessità di
produrre in fonderia vari formati di placche e billette in leghe non
reperibili sul mercato, di alta specializzazione prodotte solo a feltre
e a volte esportate anche all'estero.
Mario Gris,
dipendente per 32 anni della Metallurgica feltrina e responsabile per oltre 10 anni della fonderia.
[ tumori nel feltrino
]
18 Maggio, 2009 17:33
FELTRE Mario Gris, del comitato esposti all’amianto, invita la cittadinanza a discutere del progetto Sapa: «sulla fonderia si apra un dibattito». L’ex lavoratore: «Possibile l’emissione di ancor più fumi e polveri. Si deve parlarne»
fonte: il gazzettino 17/5/09
«La città si interroghi sull’opportunità o meno di accogliere la nuova
fonderia che è nei progetti della Sapa (ex Metallurgica ed ex Alcoa)
nello stabilimento in pieno centro città». A lanciare l’appello è Mario
Gris, dipendente della storica fabbrica per 32 anni nonché
responsabile, per un decennio, della fonderia esistente. (Continua)
[ agricoltura frankenstein
]
30 Aprile, 2009 23:47
LA MONSANTO SI ALLARGA NEL BELLUNESE
riceviamo e assolutamente pubblichiamo!
SICURAMENTE L'INVASIONE DI PANNOCCHIE TRANSGENICHE E' GIA AVVENUTA DA ANNI ANCHE IN QUESTA PROVINCIA, MA APPRENDERE CHE LA FRANKENSTEIN/AGRICOLTURA SI ESPANDE CON LA COLTIVAZIONE DELLA COLZA FRANCAMENTE NON E' LA PIU' BELLA DELLE NOTIZIE. IL SEGUENTE ARTICOLO DEL CORRIERE DELLE ALPI CI PRESENTA L'INIZIATIVA DI DUE AGRICOLTORI DI SANTA GIUSTINA COME UNA FELICE SOLUZIONE PER INCREMENTARE I GUADAGNI, TUTELARE L'AMBIENTE, FAR FELICI LE API, PRODURRE BIOCARBURANTE, MANGIME PER LE MUCCHE... CON L'AIUTO DI TECNICI DEKALB, CIOE' MONSANTO?
DATE UN'OCCHIATA A COSA COMBINA PER IL MONDO (E QUANTE VOLTE E' STATA CONDANNATA) QUESTA FABBRICA DI MORTE:
La Monsanto è una delle più grandi imprese mondiali dedite alla
manipolazione genetica. Ha gia modificato semi di soia, cotone, mais e
sta progettando la modificazione di patate e grano.Monsanto sperimenta i propri prodotti sugli animali .
E inoltre produce il BGH, un ormone per far crescere più in fretta i
bovini destinati al macello - ritenuto altamente cancerogeno da molti
scienziati - e il POSILAC, un altro ormone che accresce la produzione
di latte nelle mucche. (Continua)
Le sorti di Colbricon sono sempre in bilico ed il pastrocchio si fa sempre più viscido
Collegamento sulla rotta Colbricon… un bel pastrocchio!!!
Qualche settimana fa ha destato clamore la decisione della SAT di ricorrere alla Corte Europea di Bruxelles… una scelta storica, è stata definita. E mica per nulla ciò poteva accadere! Oltrepassati certi limiti non ci si può più appellare alla tolleranza.
Un bel gesto, doveroso, sacrosanto, un gesto di amore e coraggio di una Società che, nel cuore di tutti, rappresenta un importante vessillo per chi ama e rispetta la montagna. Prendere una posizione così forte non è stato certo facile, ma la svendita di Colbricon è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Colbricon è un patrimonio prezioso e di tutti!
Il territorio è un bene comune che è saggio utilizzare in modo intelligente. Modificarlo significa dispendio di energie e denaro con il rischio di stravolgerne per sempre l’identità. E’ giusto essere cauti.
Purtroppo ci si è accorti che non esistono sigilli che garantiscano i diritti della montagna e il Rispetto dei Valori che rappresenta. Riserve Integrali, aree SIC (Siti di Importanza Comunitaria), ZPS (Zone di Protezione Speciale), Direttive Habitat, Convenzione di Aahrus, VIA… che significano più alfine? Tutte sigle pensate per creare opportuni presupposti alla tutela dei beni ambientali sì, ma ormai sconfitte dalla strabiliante prevaricazione e arroganza politica ed imprenditoriale dei nostri tempi.
(Continua)
[Tn] Convegno antimilitarista
CONVEGNO ANTIMILITARISTA
La guerra è sempre di più il cuore di un mondo senza cuore.
Guerra all'esterno per accaparrarsi le risorse e imporre il controllo geopolitico di intere regioni.
Guerra all'interno per forgiare e difendere una società ogni giorno più precaria, razzista, irregimentata.
Due
forme di guerra che si intrecciano e si condizionano a vicenda, dalla
produzione bellica alla propaganda, dalla presenza dei militari nelle
strade e nelle scuole alla militarizzazione dei cantieri delle Grandi
Opere.
Una giornata di analisi e di racconti di esperienze antimilitariste, per chi vuole sabotare la guerra e le sue basi.
Sguardi sul militarismo italiano e sul piano NATO 2020 per le metropoli
Interventi dalle lotte:
-
contro la base militare di Mattarello (Trento)
-
contro la base USA Ederle e la nuova base al Dal Molin (Vicenza)
-
contro i cacciabombardieri F-35 a Cameri (Novara)
-
contro un gigantesco poligono militare in Sardegna (Cagliari)
-
contro le basi NATO in Germania (Monaco)
-
contro le basi NATO nella ex Jugoslavia (Lubiana)
-
contro il razzismo di Stato e i militari nelle città (Torino)
SABATO 2 MAGGIO
dalle 15,00
auditorium di via Clarina 2
a TRENTO
per informazioni:
romperelerighe08@gmail.com
assemblea antimilitarista
contro la base di Mattarello
SIAMO MORTI PER L'AMIANTO, L'AMIANTO UCCIDE
RIPORTIAMO DA INDYMEDIA NORDEST
FELTRE, 16 APRILE, 2 MORTI SUL FIUME:
SIAMO MORTI PER L'AMIANTO, L'AMIANTO UCCIDE
DUE CADAVERI, UNO SOTTO IL PONTE DELLE TEZZE E UNO SOTTO IL PONTE DELLA EX-METALLURGICA!!
Come una bomba a tempo, l'amianto ha ucciso ed è programmato per
uccidere. Stando alle stime degli pneumologi italiani, ogni anno 4mila
persone vengono stroncate da patologie maligne correlate all'amianto.In
Italia l'amianto è stato messo al bando nel '92 ma ancora ne esistono
migliaia di tonnellate: se ne stimano 38 milioni e la mappatura
regionale è ben lontana dall'essere realizzata.Tra il 2015 e il 2020,
sono previste in Europa centinaia di migliaia di morti per esposizione.
COMBATTERE LA NOCIVITA'!
vedi le altre foto
PROIEZIONE DEL VIDEO SULL'AMIANTO: "2018: VERRA' LA MORTE"
VENERDI 17/4/09 DALLE 20:30 AL L.A.B. DESIR visione del film/documentario
2018: VERRA' LA MORTE
L'amianto in corpo. tutti lo sapevano, tranne loro: i lavoratori
DI GIULIANO BUGANI E SALVO LUCCHESE
INTERVERRANNO GLI AUTORI E MARIO GRIS DEL
COMITATO ESPOSTI AMIANTO EX METALLURGICA FELTRINA, MEMBRO DELLA
CONSULTA NAZ. EX ESPOSTI AMIANTO (SETTORE ALLUMINIO). SEGUIRA'
DIBATTITO.
La scienza era stata precisa: "l'amianto provoca il tumore". Milioni di lavoratori precipiteranno nell'incubo della malattia
nel secondo decennio di questo terzo milennio. La fibra dell'amianto
può restare in incubazione nel corpo anche 40 anni prima di
manifestarsi in tumore. Imprenditori dell'industria privata e dello
stato, dirigenti aziendali, sindacalisti, multinazionali: tutti
sapevano che l'amianto provocava la
morte.
Perchè la verità è stata taciuta?
Dov'è l'amianto
oggi?
Chi rischia oggi la contaminazione?
"Anno
2018: verrà la morte", di Giuliano Bugani e Salvo Lucchese, con
fotografie di Massimiliano Valentini, ha ricevuto la Menzione Speciale Festival
Anellodebole 2008, con versione cortometraggio e titolo ‘ L’amianto
in corpo’ , e Primo Premio Pistoia Corto Film Festival 2008.
Selezione Ocurt Napoli XI Edizione 2009, Selezione 15 Edizione
Visioni Italiane 2009, finalista Officinemafestival Bologna 2009
VEDI ANCHE:
amianto ex area bardin (bl)
Il DESIR è a feltre, in via montegrappa 32
http:desir.noblogs.org
Buttavano in discarica anche sacche di sangue
Buttavano in discarica anche sacche di sangue
l'Adige 27/03/2009 19:22

TRENTO
- Gli investigatori sapevano cosa cercare. Nelle intercettazioni
ambientali nelle mani degli uomini della forestale c'era un dialogo tra
due ingegneri della Sativa e il responsabile Simone Gosetti nel quale
si parlava di rifiuti ospedalieri rinvenuti in diversi camion
provenienti dalla Lombardia. Quel materiale, smaltito illegalmente, è
venuto alla luce giovedì mentre erano presenti gli uomini della
forestale di Vicenza, il personale dell'Appa e il perito della Procura
Iacucci, un vero esperto in materia. Effettuando le trincee, la pala
dell'escavatore ha portato alla luce una ventina di sacche di sangue,
quindici flebo e altro materiale di scarto ospedaliero. Prodotti in
gran parte integri, anche se qualche sacca è spuntata tra i rifiuti
vuota e la paura è che il liquido organico sia andato disperso.
Tutte le sacche erano state ben occultate. Sopra questi rifiuti
ospedalieri erano stati depositati metri di altro materiale nella
speranza che sparissero definitivamente. Dalle intercettazione è emerso
che questo materiale è arrivato dalla Lombardia, ma è difficile capire
l'ospedale esatto di provenienza in quanto le etichette esterne sono
completamente disintegrate. Le uniche certezze arrivano da un'etichetta
interna che indica il contenuto (sangue umano), la quantità (350
millilitri) e la data di scadenza (1984). Le intercettazioni in mano
agli agenti della forestale risalgono all'ottobre scorso: e quindi
presumibilmente è quello il periodo di arrivo del materiale e di
occultamento da parte degli operai, ai quali sarebbe stato raccomandato
di sotterrare tutto. I prodotti, infatti, sono stati trovati sotto
anche tre metri di materiale. Giovedì, appena avuto la certezza che si
trattava di sangue, le sacche sono state posizionate in un luogo
protetto e ieri sono state trasferite con mezzi di protezione adeguata.
Ora il materiale, posto sotto sequestro, verrà analizzato, così come
verranno analizzati anche gli altri 15 campioni già aperti presso il
laboratorio dell'Appa. (Articolo completo sull'Adige cartaceo)
Patrizia Todesco
[ cemento dappertutto
]
11 Marzo, 2009 17:20
AREA ALTANON DI FELTRE: COLA CEMENTO, COLA
Sulle pagine dei quotidiani locali oggi viene dato ampio risalto alla simulazione (per ora...) al computer dell'allucinante piano di cementificazione totale previsto per la città di feltre, 50000 metri cubi, quasi tutti appartamenti A FRONTE DEI PIU DI 1000 ATTUALMENTE SFITTI NEL TERRITORIO COMUNALE!
L'AREA ALTANON COME E' OGGI...
LA (PER ORA) SIMULAZIONE DEI 13 (!!) CUBI SOVIETICI DI CEMENTO.
CLICCA QUI, LEGGI ANCHE GLI ALTRI ARTICOLI
L’architetto Gianfranco Grossi, studiati i dati del master plan
dell’inglese David Chipperfield, ha preparato una simulazione destinata
a far discutere
Nuovo Altanon, colata di cemento sul panorama
I tredici edifici previsti, secondo l’elaborato, daranno vita a una fila di palazzi che nasconderà centro storico e Vette
Il Gazzettino, Mercoledì 11 Marzo 2009, Feltre
Altanon ancora sotto la lente. Quella delle polemiche.
Se la prima palazzina della "Roggia dei mulini" ha creato la tempesta,
l’ultimo piano approvato, quello disegnato sulla falsariga del master
plan creato dall’architetto inglese David Chipperfield, darà vita ad un
tornado. Distruttivo come "Katrina".
Il "condominio" davanti
alla stazione ferroviaria è stato contestato per aver ostruito i coni
visuali della cittadella con tutte le successive conseguenze, in primis
l’imposizione del Vincolo paesaggistico e ambientale.
Le nuove strutture daranno fuoco alle polveri.
A solleticare l’interesse dei cittadini è arrivata ora l’elaborazione
grafico digitale dell’architetto Gianfranco Grossi. Una simulazione
realizzata tenendo conto con precisione, delle altezze e delle cubature
indicate dal progetto che, di fatto, dimostra come lungo viale Monte
Grappa, i corpi di fabbrica che sorgeranno, daranno vita ad una cortina
di cemento.
Una barriera fatta di condominii che andrà a
vanificare in maniera "pesante" i coni visuali sia legati al centro
storico che alla catena della Vette feltrine.
«Spesso - scrive
l’architetto Grossi - le questioni urbanistiche rischiano di diventare
sterili numeri e codici che escludono la popolazione dal dibattito
urbano. Questa autoreferenzialità dei tecnici con gli amministratori
può diventare terreno di coltura di "infezioni urbane croniche"».
Lo scopo di Grossi «è di rendere visibile la qualità e la quantità di
questo intervento prima che sia realizzato. Ho calato il progetto
esattamente come è presentato dalle tavole scaricabili dal sito del
Comune di Feltre. Si prevede la realizzazione di 13 edifici di cui 4 a
solo piano terra (4 metri di altezza), 3 con piano terra e altri due
(10 metri), 3 con piano terra e tre piani (15 metri), 2 piano terra più
altri 4 (18 metri) e uno a destinazione pubblica (caratteristiche
indefinite)».
A far drizzare i capelli a Grossi è «il
prospetto su viale Monte Grappa ... interessante sia per il rapporto
con la città antica che per la valutazione dei coni visivi e la
tipologia degli edifici.
Alessandro Tibolla
LA CAVA DELLA VAL CORTELLA (ai confini tra le prov. di Trento e Belluno)
Riceviamo e pubblichiamo le foto e la significativa testimonianza di un abitante della bellissima valle del torrente Vanoi, tra il Primiero trentino e il bellunese, alle prese con questa "tipica" devastazione ambientale.
PER VEDERE TUTTE LE FOTO CLICCAQUI
L'apertura
della cava di inerti al km 1 della s.comunale della val Cortella
risale alla primavera 2008. La durata della concessione è di otto
anni, la quantità di materiale carbonatico prelevabile di 128.000
metri cubi e l'escavazione potrà avvenire spingendo il limite di
scavo fino a 5 metri sotto l'attuale tracciato stradale.
Prevista
dal "Piano Cave" della Provincia Autonoma di Trento viene
autorizzata nell'ottobre 2006 su richiesta della ditta Eredi Grisotto
Rodolfo s.n.c. con sede a Canal S. Bovo (TN).
Trattandosi
di zona marginale e di confine con il Veneto, l'iter segue il proprio
corso senza che vengano poste obiezioni. Esistono per altro altri
siti nella val Cortella, proprio in quanto valle strategicamente
"defilata", da decenni adibiti a deposito di inerti di
varia provenienza o abbondantemente sfruttati per l'escavazione di
materiali.
Ciò che
distingue quest'ultima vicenda è che si svolge all'insaputa di chi,
seppure saltuariamente, abita le frazioni di Marsanghi e Bellotti,
sul comune di Lamon (BL). I due abitati, dopo un lungo periodo di
abbandono durato gli anni dal '55 al '90 del secolo scorso, hanno
lentamente e a costo di enormi sacrifici ripreso a vivere e purtroppo
si trovano sul versante opposto della valle, giusto di fronte, a
poche centinaia di metri dalla cava.
Quei
luoghi che la storia e le vicende umane avevano quasi dimenticato e
che ora stavano riprendendo vitalità, sempre più apprezzate come
oasi di silenzio e di stacco dal caos e dai rumori, si sono trovate
di fronte ad un aggressione inaspettata.
A nulla
sono valse le istanze mosse da alcuni abitanti per tentare di
intervenire prima dell'inizio lavori nè, fino ad ora, le richieste
di interessamento rivolte al Comune di Lamon ( a seguito di esposto
all'ARPAV di BL) affinchè richieda l'effettuazione di rilievi
fonometrici (inizio lavori con demolitore meccanico a partire dalle
ore 06, 50 del mattino!) al fine di stabilire perlomeno dei tempi
d'apertura del cantiere e delle soglie limite ai rumori prodotti.
Quello
che fa specie in questa vicenda è che la Provincia di Trento,
competente per quanto riguarda il sito di coltivazione della cava, ha
concesso l'autorizzazione con tutti i carismi, voltando in tutti i
sensi però le spalle alla linea di confine distante pochi metri e
trascurando totalmente la realtà transfrontaliera circostante. La
Provincia di Belluno sarebbe disponibile a dei sopralluoghi... ma è
il Comune di Lamon che dovrebbe ora farsi portavoce delle istanze
mosse.
Questa
vicenda è un esempio lampante di come le competenze di un territorio
vadano a subire i distinguo delle diverse amministrazioni e quanto
carente sia una visione complessiva e di rispetto del territorio.
Flavio
Taufer
[ analisi
]
10 Marzo, 2009 17:58
Il Trentino che viene (Trento, 21 febbraio 2009)
Di seguito proponiamo l'introduzione ed alcuni interessanti interventi del convegno di Trento del 21/2/09.
Si tratta del contributo di Stefano Mayr:
PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA IN
TRENTINO. A CHE PUNTO SIAMO?
e dell'intervento dell'assemblea antimilitarista contro la base di Mattarello (Rovereto): Negli ingranaggi della guerra. La base militare di Mattarello.
Qui invece rovi il già pubblicato: RASCHIARE
IL FONDO. LA POLITICA PROVINCIALE DEGLI IMPIANTI DI RISALITA, a cura di Folgaria 235
Introduzione al convegno Il
Trentino che viene (Trento, 21
febbraio 2009)
Abbiamo organizzato il convegno di oggi
per gettare uno sguardo d’insieme sugli attacchi che si stanno
abbattendo sul Trentino. Si tratta di un intento piuttosto ambizioso,
non lo nascondiamo. Passare dall’analisi dei singoli progetti (TAV,
impianti di risalita, inceneritore, base militare di Mattarello,
ecc.) ad una critica più generale al mondo che li produce non è né
semplice né scontato. Ma pensiamo che senza questo sguardo d’insieme
le lotte oggi abbiano il fiato corto. La devastazione che si sta
preparando è senza precedenti. L’immagine del Trentino terra
dell’uva e delle mele è un cartellone pubblicitario per i turisti.
Il futuro che si progetta per noi nei laboratori, negli studi
tecnici, negli uffici delle grandi imprese facciamo fatica persino a
immaginarlo.
Siamo quindi partiti da un’esigenza
che speriamo non sia solo nostra: quella di capire qual è il sistema
delle nocività, per intrecciare le ragioni delle
singole lotte in una resistenza più ampia, necessaria quanto
urgente. Non saranno, come abbiamo fatto tante volte, relazioni
dettagliate sui singoli progetti, ma riflessioni che mettono assieme
i vari tasselli.
Non siamo esperti, bensì persone
appassionate che studiano le nocività con uno scopo ben preciso:
combatterle. Ma per far questo pensiamo sia necessario, oltre al
rifiuto di adattarsi al mondo così com’è (senza
un tale rifiuto la nozione stessa di “valore” non avrebbe alcun
senso), un certo gusto per la materialità: vale a dire una
conoscenza approfondita di ciò contro cui lottiamo (interessi in
gioco, argomenti di propaganda, trappole per gli oppositori, ecc.).
I vari attacchi che prenderemo in esame
oggi hanno in comune, oltre alla devastazione ambientale che
comportano, un identico progetto di società:
riducono la già magra autonomia reale degli individui (in termini di
controllo sulle risorse e sulla soddisfazione dei bisogni), sono
caratterizzati dal gigantismo di strutture e tecniche, dalla
centralizzazione, dalla monocultura industriale (monocultura del
paesaggio e delle menti), dalla distruzione del passato,
dall’irreversibilità delle conseguenze.
Salta agli occhi che la subalternità
delle forze politiche è trasversale, e che l’associazionismo
ambientalista istituzionale è complice o silente.
Siamo di fronte a grossi enti o gruppi
che determinano la nostra vita (i passaggi istituzionali sono una
mera formalità). Citeremo, tra gli altri, i casi di Trentino
Sviluppo e, rispetto agli scenari futuri, di Finmeccanica. Dove si
prendono realmente le decisioni politiche? Per fare un esempio
banale, non sarà certo sfuggito che, in cambio del proprio sostegno
elettorale a Dellai, gli impiantisti trentini si sono presentati a
riscuotere il credito subito dopo le elezioni: ed ecco la proposta di
provincializzare gli impianti di risalita.
Come emergerà dal problema dell’acqua,
sarebbe illusorio opporre una qualche gestione pubblica ai processi
di privatizzazione e di spartizione clientelare del potere. Interessi
privati e istituzioni politiche sono legati da intrecci
inestricabili. Di più: dalla difesa dello stesso mondo.
Due sono gli assi su cui si muove
l’analisi che tenteremo: uno noto (infrastrutturazione del
territorio), l’altro meno (l’entrata della tecnologia nel corpo
umano, il controllo e la manipolazione dei processi vitali delle
specie). Scenari inquietanti rispetto ai quali la critica in Trentino
sta appena balbettando. Metteremo assieme dati di fatto e ipotesi da
approfondire insieme.
Come si diceva poco fa, quello che ci
stanno imponendo è un progetto di società,
non un insieme di opere e di tecniche. In modo sempre più evidente,
nessuna grande infrastruttura (pensiamo al TAV o all’inceneritore,
ma potremmo aggiungere, sul piano nazionale, il rilancio del
nucleare) risponde alle ragioni per cui viene propagandata. (Il
nucleare non è nato per far funzionare i termosifoni, ma per
fabbricare bombe atomiche: il progetto che lo sostiene non è
energetico, ma politico e sociale). Per questo limitarsi ad opporre
soluzioni alternative alle loro pseudo-soluzioni è un gioco senza
fine. Il loro argomento principe, quello che sostiene tutti gli
altri, si chiama forza. Del denaro, dei mass media e, se del caso,
degli eserciti.
Come impedire questo progetto di
società, questo Trentino che viene? Non
abbiamo certo risposte belle e pronte da fornire, ma qualche buona
domanda da proporre. (Continua)